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domenica, 22 novembre 2009

Vichinghi (2)





- Guarda quel vichingo, prendilo!

Il motore ultrasonico dell’obiettivo a tecnologia diffrattiva mise a fuoco il soggetto in pochi millisecondi, isolandolo completamente dal resto e delineandone nitidamente i particolari.

Immaginai il padre che lo teneva in braccio, mostrandolo orgoglioso agli altri ed insieme – gli angoli della bocca appena tesi verso l’alto – programmare confusamente un futuro.  Nel giardino dell’asilo, quando i bambini si rassegnano agli altri, un gruppetto iniziò a seguirlo in scorribande ed esplorazioni.

Ebbe una scuola tra il sei e l’otto, dapprima tra lunghi pomeriggi ed estati passati con i ragazzi della zona. Poi si accorse con curiosità che le femmine non erano indifferenti a lui. Ci volle del tempo perché iniziasse a chiedersene il perché. Altri erano più alti, più forti, assomigliavano di più ai cantanti del momento. Non che fosse un grosso problema. Seppe godere della situazione, dell’amicizia e del rispetto dei compagni, dei primi contatti con le ragazze.

L’università ed il primo lavoro non furono molto differenti: evolvettero con naturalezza. Tanto che l’ultimo giorno suo padre aveva di nuovo quel sorriso, appena accennato. Ne fu consolato e decise di ricordarsene. 

Adesso era sulla banchina, con la sua determinazione pacata, con gli altri che continuavano a seguirlo mantenendo qualche passo di distanza.

Salì sul battello per Stoccolma, come tutti.


postato da: pipework alle ore 12:14 | link | commenti (1)
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domenica, 15 novembre 2009

Scuola guida





Un colpo e la macchina sbandò. Il tassista riuscì a riprendere il controllo, si fermò, scese, prese il cric ed iniziò a cambiare la gomma posteriore sinistra. Sulla terza corsia di un'autostrada dello Shandong!

Io ed il mio collega ci guardammo. In un attimo ci lanciammo fuori della macchina e raggiungemmo il bordo della strada. - Sposta la macchina, cretino! Costì ti ammazzano!

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Un'altra volta un mio agente fortemente miope guidava la sua Uno sull'autostrada tra Pechino e Tianjin. Era notte e mio malgrado sedevo accanto a lui. Evitavamo gli spartitraffico per un pelo, sfioravamo i paraurti dei camion, che mi apparivano davanti all'improvviso...
- Perché quasi nessun camion ha le luci dietro?
- Ce le hanno tutti, solo che quando si fulminano non vengon sostituite. Tanto non servono per veder la strada.

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Lufthansa quella notte aveva lasciato a Francoforte il bagaglio di metà dei passeggeri di un 747. Anche il mio, ovviamente. Mi giravano, ma trovai subito qualcos'altro di cui preoccuparmi: l'autista che doveva portarmi al mio albergo di Dehli era completamente ubriaco. E così, tra sbagli di corsia, strombazzate degli altri, frenate improvvise, chiusi gli occhi e mi sorbii il tizio che mi decantava le lodi dell'italiana Sonia Gandhi per guadagnare una mancia

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Nonostante tutto, non mi è mai successo niente, non ho mai avuto un incidente mortale (citazione...) e non ne ho neppure mai visti. Nei paesi in via di sviluppo sono consapevoli di esser dei neofiti del volante e quindi vanno più piano.

In più, spesso utilizzano il retro dei veicoli per un supplemento di scuola guida. Nella foto:
  1. Viene indicata la funzione di quella luce rossa che talvolta si accende anche di giorno (stop signal)
  2. Si spiega graficamente il significato di quelle lampadine arancioni che ogni tanto funzionano ad intermittenza
  3. Si richiede di strombazzare per edurre il conducente della presenza di altre auto. In molti veicoli si chiede anche di abbagliare di notte.
  4. In caso di incidente, la morte sarà comunque piacevole (con i baffi, appunto).
postato da: pipework alle ore 12:33 | link | commenti (1)
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domenica, 11 ottobre 2009

Tokyo




Arrivato, ripartito. Subito.

Peccato.

postato da: pipework alle ore 18:27 | link | commenti (8)
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domenica, 13 settembre 2009

Un libro




Sto leggendo "Capire il potere" di Noam Chomsky. Una raccolta di interventi e di conferenze.

Ho passato la prima metà del libro a verificare le analisi sulla politica e sullo stato del mondo: la soddisfazione, molto piccola, di veder confermate le idee che mi ero fatto parlando con la gente a giro per il mondo.

Poi è iniziata l'attesa per la proposta della soluzione. Aspettavo Chomsky al varco. Partecipazione, democrazia popolare... Ancora poche pagine e sarebbe venuta fuori la classica visione utopica.

Invece no. Partecipazione, discussione, impegno. Le idee possono esser benissimo le mie o quelle che sarebbero venute fuori da un confronto con altri. Semplice, ovvio, efficace.

Mi son sentito senza scuse. Ed ho trovato un'altra ragione per non fare il classico corso di sommelier da divorziati.
postato da: pipework alle ore 20:55 | link | commenti (7)
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domenica, 06 settembre 2009

La nipotina


postato da: pipework alle ore 19:37 | link | commenti (10)
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venerdì, 28 agosto 2009

Pera




Più di ogni altra città, qui si sommano un po' tutte le storie. Ho trovato evidenze cinesi, musulmane, cristiane, romane, greche, russe. Le case di questo quartiere, ad esempio, che stile hanno?

E allora è bello semplicemente girare e perdersi. Magari non da soli.
postato da: pipework alle ore 23:06 | link | commenti (7)
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domenica, 23 agosto 2009

Nella speranza di un temporale



postato da: pipework alle ore 12:31 | link | commenti (16)
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domenica, 16 agosto 2009

L'attaccapanni





Una formazione ingegneristica è castrante. Io certe cose riesco ad apprezzarle solo con lo stomaco. Questo attaccapanni, per esempio: starei a guardarlo per ore.

Purtroppo è molto pesante e non so come portarlo a casa.
Accetto consigli.
postato da: pipework alle ore 11:01 | link | commenti (11)
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sabato, 15 agosto 2009

Paradosso




Esattamente un anno fa. Entrammo per un caffè caldo: persino io che non sono un gigante avevo paura di sbatter la testa.

Nella stanzina in fondo, adibita a cucina, c'erano due donnoni ed un bambino che cicalecciavano. Nei limiti, ovviamente, della latitudine. Era quasi incredibile che riuscissero a stare in piedi, ma non me ne preoccupai. Cercammo di farci notare per chiedere i caffè: alla fine ci servimmo da soli.

Mentre bevevo guardavo la casa. l'ambiente spoglio, i mobili più bassi del normale, i colori pastello, le piantine che arrancavano per la luce sulle finestre. A ripensarci ora sento nel naso un vago odore di ipoclorito. Ma so che è solo effetto dell'immaginazione.
postato da: pipework alle ore 10:02 | link | commenti (2)
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giovedì, 13 agosto 2009

Venghino, venghino




Ok, mi sto ripetendo, mi sto ripetendo. Ma anch'io mi sento un bieco illuminista. Credo che tanti altri siano in questa condizione: perché non facciamo un biechissimo club?
postato da: pipework alle ore 21:54 | link | commenti (9)
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sabato, 25 luglio 2009

La benedizione del ciclista




" Don Ermelindo (non Ermenegildo, sorry -  NDP) era il prete dell'istituto dei Martinitt, a Milano. Gli orfani di guerra, insomma. Qui c'era la loro colonia estiva. A Don Ermelindo piaceva dire messa qui, in questa chiesetta, e ci portava tutti i bambini... Anche per fargli fare un po' di moto.

Un giorno arrivò Gino Bartali, vide la chiesetta e si fece chiamare il prete. Bartali si fece benedire da Don Ermelindo e gli disse che se avesse vinnto il Tour de France, avrebbe donato la sua maglia gialla alla Madonna del Ghisallo. Eccola lassù, assieme alla sua bicicletta.

L'anno dopo vinse Coppi. E dall'altra parte, ecco la sua maglia gialla e la sua bicicletta. E poi cominciarono da tutta Italia e da tutto il mondo. Questo posto diventò famoso.

Pochi giorni fa fu benedetto anche uno che era venuto apposta dall'Australia. Poveretto.

E' morto, si è schiantato due o tre curve  sotto, andando a Bellagio.
"
postato da: pipework alle ore 22:32 | link | commenti (8)
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sabato, 18 luglio 2009

Fontanaditrevi




Quando sono a Roma divento un po' abitudinario. Devo passare dalla mia gelateria preferita, anche se non fanno un vero e proprio gelato.

E' facile da trovare. Andate alla Fontana di Trevi, passate oltre ed andate avanti. Arrivati alla salita del Quirinale, che troverete alla vostra destra, prendete la strada a sinistra. RIconoscerete la gelateria perché spesso c'è quasi sempre un po' di fila fuori.

Poi, tornando alla Fontana, mi fermo sempre sul muretto alla destra, da dove ho una visione panoramica della baraonda di persone che si fotografano e lanciano monetine.
postato da: pipework alle ore 23:31 | link | commenti (7)
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domenica, 05 luglio 2009

Esiste.





Esiste, esiste.

Domandarsi chi, significa ammettere ignoranza. Tanto più colpevole perché difficilmente ammendabile. E’ così. Decise che il solo fatto di esserci stava prevaricando la realtà: preferì quest’ultima.

Io la conobbi poco prima o poco dopo. Si tratta di un passato poco lontano, ma non ricordo. O semplicemente non lo so, perché non conosco l’attimo in cui la decisione fu tratta. Rimanemmo in contatto. E se pur nella sua nuova (ma originaria) veste, la passione per il divertissement ed il calembour intelligenti continuava a trasparire.

Uno di questi momenti, io lo trasformai in una scusa per visitarla, per vedere le sue terre. Mi ci recai in macchina, immaginando giustamente la carrozza ormai desueta anche da quelle parti. Arrivai almeno un’ora prima, in modo da darmi il tempo di ambientarmi e di vedere l’abitato. La mia timidezza mi costrinse a nascondermi dietro la forma di una fotocamera. Con essa apprezzai il gusto metafisico di vie linde e vuote, di pareti e strade curve, di linee lastricate che suggeriscono prospettive erronee.

Assieme ad un’anziana dama, costituii il primo nucleo del capannello di notabili che si sarebbe formato alla porta del suo palazzo. Il mio aspetto affidabile mi permise di discorrere brevemente con la dama, benché non fosse accompagnata e nonostante l’aggressività della fotocamera.

Gli abiti degli altri rimandavano una curiosa eco, distante alcuni mesi, dei vestiti che ero abituato a vedere tutti i giorni. Quasi fossero stati attratti verso il passato da quelli, classici e sontuosi, della signora del luogo. E pur tuttavia, delle grida di modernità sgradevole (un tatuaggio, un orologio pataccone, un abito da sera fuori luogo) tagliavano l’evidente omogeneità.

Entrammo uno a uno, lasciando il tributo d’uso a delle funzionarie. Già privilegiati perché ci stavamo avvicinando, lo eravamo ancor di più perché potevamo contribuire alla pompa ed al lusso che si confanno alla nostra signora. Ragioni di sicurezza ci impedirono di andare oltre il cortile del palazzo.

Le arcate su una parete incorniciavano le sale. Una cerimoniera osservò la banderuola in cima al campanile e disse che essendo rivolta in quella tal direzione, non vi sarebbe stato pericolo di pioggia.

Le prime gocce non tardarono. Furono aperte le porte delle stalle onde offrire a noi un riparo. Ma il non poter godere della visuale completa fu deterrente sufficiente. Preferimmo  addossarci alle mura del cortile interno, falsamente protetti dalla minima sporgenza delle gronde. Oppure ci  stringemmo sotto i rami del grosso albero al centro della corte.

I pochi che si rifugiarono nelle stalle non furono più visti.

Fu annunciato l’inizio. Gli officianti, protetti dagli archi, ripetevano parole e frasi stabilite da secoli in un modo nuovo e partecipato, cullate affatto dall’accento locale.

La pioggia, l’attenzione, l’emozione ci stremavano. Alcuni di noi credevano ormai di riconoscere negli officianti volti di persone note. Io stesso ho sentito dire che proprio che colei che impersonava il nome stesso della rappresentazione sarebbe stata “la moglie separata di Tizio”. Supporre una vicinanza con i personaggi della corte della nostra signora: pazzi!

E quando infine lei si è mostrata, tutto è cambiato. Le sue vesti, pur da me già conosciute, mi parevano rifulgere rispetto a tutte le altre. La sua voce, che io ero uso sentir virtuoseggiare tra pinocchi, capitoni e aforismi, era adesso prestata completamente alla cerimonia.

Il mondo era divenuto molto più semplice. Noi, sotto l’acqua, attenti a qualsiasi sillaba dicessero, a qualsiasi movimento facessero. Lei e la corte, apparentemente ignari di noi, totalmente concentrati sulle loro antiche parole, sui loro studiati movimenti.

Ma era necessario, lo capimmo tutti quando spiovve e ci potemmo redistribuire nella corte.

Alla fine uno sguardo severo di lei volle rimarcare il concetto.  A me, tuttavia, rimane il dubbio che lo sguardo fosse un rimprovero nei miei confonti.

Uscii velocemente, raggiunsi la macchina e guidai meccanicamente. Fino a che mi ritrovai in una stradina tutta curve talmente stretta che avevo timore a proseguire. Il navigatore era impostato su “percorso pedonale”.
postato da: pipework alle ore 18:10 | link | commenti (4)
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sabato, 04 luglio 2009

Preoccupante

 


Parlando appunto di metanolo, quella bella ragazza tedesca mi chiese di provare il giradischi e di farle sapere cosa ne pensassi.

Ne ero contento. Sentivo in cuor mio che poi giradischi, braccio e testina avrei potuto tenermeli. Nondimeno, notai che il motore della mia macchina non andava più tanto bene, nè con il metanolo, né con una miscela etanolo-metanolo.

Alla bella ragazza dissi la verità, temendo perciò che riprendesse subito il giradischi

Poi per fortuna mi son svegliato e son schizzato giù dal letto.
postato da: pipework alle ore 17:47 | link | commenti (2)
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martedì, 30 giugno 2009

Mi andava così




Stasera ho fatto un po' di violenza ai colori di una specie di cipolla.

Ma appena appena.
postato da: pipework alle ore 22:32 | link | commenti (4)
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