Tutti hanno almeno un proprio posto, dove è rimasto un bel ricordo, dove tornare è sempre un'esperienza.
Proprio dove le colline attorno a Pistoia iniziano a trasformarsi in Appennino, c'è un piccolo paese che la mia macchina ormai sa raggiungere da sola. Ci sono stato con quasi tutte le mie amiche e con tutte quelle che son diventate qualcosa di più.
E' lì che io ho fatto alla mia ragazza i primi, goffi, discorsi sul sesso. Mentre lei mi guardava stranita: entrambi avevamo già deciso.
E' lì che ho voluto fare il pranzo del mio matrimonio. Sorta di beneaugurio rivelatosi inutile.
Tanti, tanti anni fa, la gente lasciava quel paese per la Maremma e per la Corsica. Vita di carbonai. Chi rimaneva campava a castagne e poco altro. Chi partiva trovava fatica e zanzare.
Strade molto strette, ancora lastricate di ciottoli tondi, efficaci quando d'inverno la neve diviene ghiaccio. Rose rampicanti e gerani a marcare un ambiente povero, ma dignitoso.
Il paesino ebbe un regalo da un gruppo di artisti moderni, senz'altro non famosi. Lasciarono piccole sculture, dipinti, bassorilievi sparsi tra le pareti e le strade. Immagino sempre i primi mesi, il contrasto tra le vecchie case e il metallo ed i colori delle nuove cose.
Poi le pietre dei muri sono cresciute ed hanno iniziato ad avvolgere le opere. Ormai sono omogenee e necessarie le une alle altre.
E sabato scorso ho ripetuto, purtroppo da solo, la scoperta dei quadri e delle sculture tra quelle vie strette ed in salita. Un bell'odore umido di fumo di legna ricordava la storia del paese e l'autunno imminente. Una pioggerella insistente aggiungeva l'odore della terra e dell'erba bagnate.
E' stato bello, come sempre.
Sono tornato verso Pistoia. Motore felpato, cervello spento, pioggia sul parabrezza, Tom's Diner ripetuto come accompagnamento.