Ieri stavo aspettando in Piazzale Cadorna a Milano. Mi si è avvicinato un Indiano un po' stravolto e mi ha chiesto dove poteva comprare cappellini e magliette ricordo per i suoi figli. Gli ho spiegato che Milano non è il posto per queste cose e che poteva comunque provare in Piazza del Duomo.
Poi ci siamo messi a parlar d'altro. Era di Delhi, tornava dal Salone del Mobile e si stava chiedendo cosa si potesse fare a Milano dopo una giornata di lavoro. -Poco- gli ho risposto -è una città molto fredda.-
Queste poche chiacchiere mi hanno convinto ancora di più ad andare a vedere questo benedetto salone assieme ad un'amica.
A parte i mobili, troppi, è stato interessante vedere la fauna umana. C'erano gli architetti vestiti di nero (così come Marcel Marceau si vestiva di bianco)... Le architette in tiro con tacchi a spillo, trucco, vestitini sexi. C'erano i mobilieri, chi businessman navigato, ma con il nodo della cravatta troppo grosso ed un fazzoletto che spuntava presuntuoso dal taschino, chi invece pareva aver appena spento la piallatrice.
E c'erano le arpie che trascinavano i rispettivi promessi sposi alla ricerca della cucina. Le cui rate li avrebbero strangolati per dieci anni a venire.
La foto, scelta per contrasto, rappresenta un'opera di Giovanni Michelucci. Terminata nel 1964, modernissima oggi. C'è da imparare.