Primo esempio.
Se un bimbo in un anno diventa il tre per cento più alto e l’anno dopo cambia solo del due per cento, questo non vuol dire che la sua statura sia diminuita.
Secondo esempio.
Se tra Bologna e Milano una suora sorpassa un camion che ne sta sorpassando un altro, la mia velocità passa da 136 km/h a 82 km/h, ma ciò non mi dice quanto manca per arrivare a Milano.
Mi prendo una licenza e chiamo “derivata prima” i concetti di variazione e velocità. La derivata prima è uno strumento potente. Ma bisogna saperla usare. Non dovrebbe esser così difficile, come si vede dagli esempi.
Invece.
-L’Argentina ha una velocità di crescita a doppia cifra- ci dicono. Bene, bravi: peccato cha parta da una bancarotta, ovvero da zero.
-Il rincaro dell’energia porterà ad una maggiore spesa per le famiglie di milleduecento euro.- Rispetto a ieri? Ad un anno fa? A dieci anni fa? Quanto devo stringere la cinghia, insomma?!
- Secondo gli ultimi dati ISTAT sull’inflazione, Trezzano sul Naviglio è la città più cara d’Italia.- No, tesoro, se i dati riguardano l’inflazione, allora la ridente cittadina lombarda non ha necessariamente i prezzi più alti, ma quelli che aumentano più velocemente!
Un patito di complotti potrebbe pensare ad un modo per nascondere la verità dietro a tanta fuffa, ma personalmente credo che abbiano osservato che le derivate prime dei dati economici cambiano più velocemente dei dati stessi. E allora c’è molto più sugo a parlar di derivate piuttosto che di dati veri: farei mangiare giornalisti ed economisti con la derivata prima del loro stipendio.
Santo cielo, come si vede che ho compiuto i quarant’anni.