Ci sono passato davanti proprio oggi e per questo mi è tornato in mente. Convivevo ancora. Decidemmo di prendere un gatto per la sua bambina, ma lo facemmo ad autunno inoltrato.
Ci guardammo un po' in giro, controllammo su internet... Ma eravamo davvero fuori stagione.
Andammo quindi ad un gattile titolato. Con tanto di bollo (e contributi) del comune di Milano.
Dietro ad un grosso cancello di lamiera, ci aprì una ragazza vagamente spettinata, una sigaretta nervosamente in mano. Spiegò subito come stavano le cose. Avremmo dovuto versare un contributo, ma le vaccinazioni per il primo anno sarebbero state gratuite. Sarebbero venuti a casa dopo una ventina di giorni per controllare come si fosse ambientato il gatto.
Descrivemmo quella che a noi sembrava una situazione idilliaca, almeno dal punto di vista di un gatto. Sia io che lei ne avevamo sempre avuti. Abitavamo in una casa al pianterreno con un grande terrazzo che dava sul giardino condominiale interno. No, non c'erano strade a grande scorrimento vicino a casa...
Inizia a spiegarci che il gatto è un animale molto delicato...
- Carino questo qui nella gabbia - Era una specie di voliera...
- Ah no, questo non è disponibile, deve ancora finire il ciclo di vitamine. -
Era, giuro, un gattino vispissimo ed in carne.
- E questo?
- E' ancora sotto controllo, forse fra due o tre settimane
- Questo qui?
- I gatti, specialmente quelli piccoli, sono molto delicati e soggetti ad infinite malattie - Scuoteva la cenere scordandosi che il fumo passivo fa molto male ai mici - E soprattutto sono malattie che si trasmettono molto, molto facilmente. I gatti, insomma, devono stare in casa.
- Ma veramente - interveniamo entrambi - I nostri gatti son sempre stati fuori, senza troppi problemi. Come si fa a chiudere un gatto in gabbia?
- E invece è importantissimo - risponde piccata, ma con sufficienza - io abito al quarto piano ed ho messo delle reti a tutte le finestre perché altrimenti il gatto si lancerebbe di sotto!
- Si lancerebbe?!
- Certo! Il gatto ha questo istinto, ma è pericoloso per lui. Io voglio bene al mio micio.
Tra me e me esprimevo al solidarietà al povero gatto: anch'io mi sarei lanciato dal quarto piano, al posto suo.
Intanto la bambina guardava stralunata la ragazza, che continuava a scuoter la cenere.
Ci avviciniamo ad una grande gabbia da cui arrivava un fetore tremendo...
- Questi sono gatti randagi che sono stati portati qui.
- Forse non sono la cosa migliore per una bambina, no?!
- Eh, certo, direi proprio di no.
Entriamo in una baracca. Anche qui il fetore.
- Entrate tutti dalla prima porta, chè poi la chiudiamo ed apriamo l'altra. Non possiamo rischiare di far prendere dei colpi d'aria ai gatti, son troppo delicati.
Apriamo la seconda porta, ci immergiamo nell'odore tremendo di una ventina di gatti riuniti in una stanzetta.
- Sono gatti domestici che ci sono stati portati. Sapete, padroni anziani, gente che cambia idea.
Un micione nero miagola fortissimo. Lo guardo, lui mi fissa con gli occhi sgranati ed inizia a fare delle fusa rumorosissime. Lo accarezzo dietro la testa.
- Non lo aveva mai fatto.
- Chissà, devo proprio piacergli. Questo lo possiamo prendere, anche se è un po' grande?
- No, assolutamente. E' cresciuto con quello bianco e nero, quello là. Non possiamo separarli perché potrebbe esser pericoloso per loro.
La bambina guardava la ragazza in modo sempre più stralunato.
- Ma insomma - chiediamo - per tutti i gatti ci son dei problemi o c'è da aspettare... Siamo sicuri che tornando tra qualche settimana riusciremo a riportare a casa un gatto?
- Sinceramente non so, bisogna vedere... Sapete, il pianterreno, il giardino...
Ci salutammo con improperi.