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domenica, 05 luglio 2009

Esiste.





Esiste, esiste.

Domandarsi chi, significa ammettere ignoranza. Tanto più colpevole perché difficilmente ammendabile. E’ così. Decise che il solo fatto di esserci stava prevaricando la realtà: preferì quest’ultima.

Io la conobbi poco prima o poco dopo. Si tratta di un passato poco lontano, ma non ricordo. O semplicemente non lo so, perché non conosco l’attimo in cui la decisione fu tratta. Rimanemmo in contatto. E se pur nella sua nuova (ma originaria) veste, la passione per il divertissement ed il calembour intelligenti continuava a trasparire.

Uno di questi momenti, io lo trasformai in una scusa per visitarla, per vedere le sue terre. Mi ci recai in macchina, immaginando giustamente la carrozza ormai desueta anche da quelle parti. Arrivai almeno un’ora prima, in modo da darmi il tempo di ambientarmi e di vedere l’abitato. La mia timidezza mi costrinse a nascondermi dietro la forma di una fotocamera. Con essa apprezzai il gusto metafisico di vie linde e vuote, di pareti e strade curve, di linee lastricate che suggeriscono prospettive erronee.

Assieme ad un’anziana dama, costituii il primo nucleo del capannello di notabili che si sarebbe formato alla porta del suo palazzo. Il mio aspetto affidabile mi permise di discorrere brevemente con la dama, benché non fosse accompagnata e nonostante l’aggressività della fotocamera.

Gli abiti degli altri rimandavano una curiosa eco, distante alcuni mesi, dei vestiti che ero abituato a vedere tutti i giorni. Quasi fossero stati attratti verso il passato da quelli, classici e sontuosi, della signora del luogo. E pur tuttavia, delle grida di modernità sgradevole (un tatuaggio, un orologio pataccone, un abito da sera fuori luogo) tagliavano l’evidente omogeneità.

Entrammo uno a uno, lasciando il tributo d’uso a delle funzionarie. Già privilegiati perché ci stavamo avvicinando, lo eravamo ancor di più perché potevamo contribuire alla pompa ed al lusso che si confanno alla nostra signora. Ragioni di sicurezza ci impedirono di andare oltre il cortile del palazzo.

Le arcate su una parete incorniciavano le sale. Una cerimoniera osservò la banderuola in cima al campanile e disse che essendo rivolta in quella tal direzione, non vi sarebbe stato pericolo di pioggia.

Le prime gocce non tardarono. Furono aperte le porte delle stalle onde offrire a noi un riparo. Ma il non poter godere della visuale completa fu deterrente sufficiente. Preferimmo  addossarci alle mura del cortile interno, falsamente protetti dalla minima sporgenza delle gronde. Oppure ci  stringemmo sotto i rami del grosso albero al centro della corte.

I pochi che si rifugiarono nelle stalle non furono più visti.

Fu annunciato l’inizio. Gli officianti, protetti dagli archi, ripetevano parole e frasi stabilite da secoli in un modo nuovo e partecipato, cullate affatto dall’accento locale.

La pioggia, l’attenzione, l’emozione ci stremavano. Alcuni di noi credevano ormai di riconoscere negli officianti volti di persone note. Io stesso ho sentito dire che proprio che colei che impersonava il nome stesso della rappresentazione sarebbe stata “la moglie separata di Tizio”. Supporre una vicinanza con i personaggi della corte della nostra signora: pazzi!

E quando infine lei si è mostrata, tutto è cambiato. Le sue vesti, pur da me già conosciute, mi parevano rifulgere rispetto a tutte le altre. La sua voce, che io ero uso sentir virtuoseggiare tra pinocchi, capitoni e aforismi, era adesso prestata completamente alla cerimonia.

Il mondo era divenuto molto più semplice. Noi, sotto l’acqua, attenti a qualsiasi sillaba dicessero, a qualsiasi movimento facessero. Lei e la corte, apparentemente ignari di noi, totalmente concentrati sulle loro antiche parole, sui loro studiati movimenti.

Ma era necessario, lo capimmo tutti quando spiovve e ci potemmo redistribuire nella corte.

Alla fine uno sguardo severo di lei volle rimarcare il concetto.  A me, tuttavia, rimane il dubbio che lo sguardo fosse un rimprovero nei miei confonti.

Uscii velocemente, raggiunsi la macchina e guidai meccanicamente. Fino a che mi ritrovai in una stradina tutta curve talmente stretta che avevo timore a proseguire. Il navigatore era impostato su “percorso pedonale”.
postato da: pipework alle ore 18:10 | link | commenti (4)
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Commenti
#1    10 Luglio 2009 - 14:41
 
Esisto, esisto. ;-)

(Ma dico, mi hai fatto 3500 fotografie, proprio questa che mi fa il naso enorme dovevi mettere? Umpf.....)
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#2    10 Luglio 2009 - 15:20
 
Merchesa - Le altre le distribuisco solo a chi me le chiede in privato: il mio è un blog adatto anche ai bambini.
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#3    10 Luglio 2009 - 15:31
 
Bambini?
Ahhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh...
Quindi era un messaggio subliminale per sottolineare la mia "affinità" con Pinocchio. Giusto.

E cosa pensi di postare, quindi, per la mia affinità coi capitoni?
NON FARLO, TI PREGO!!!
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#4    11 Luglio 2009 - 19:01
 
Merchesa - Non preoccuparti. Non posto niente. Fornisco foto e documentazione solo a chi me le richiede in privato e posto cha abbia più di diciotto anni.
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